La chiave dell’ascensore

La chiave

di Agota Kristof

Regia: Laura Fatini
Con:
Martina Guideri e Elisa Bartoli
Coreografie:
Elisa Bartoli

Una camera rotonda.

Una tavola rotonda.

Una finestra ogivale.

La voce di una donna.

Un racconto medievale, una danza senza musica.

Una verità inconfessabile chiusa in una rocca inaccessibile.

Dal testo drammatico della famosa autrice ungherese, uno spunto simbolico di riflessione sulla necessità della parola al femminile. Il testo mette in scena la dinamica perversa di un amore che diventa possessione. Con un meccanismo circolare e ripetuto, alla protagonista vengono inflitte progressive mortificazioni, il marito, con la complicità dell’amico medico, le toglie la libertà di uscire di casa, di camminare, di vedere, di ascoltare… …tutto viene fatto per amore, come la donna stessa afferma, più volte: per proteggerla dal mondo, dal trascorrere del tempo, forse per farla assomigliare sempre di più ad un oggetto, quello sì, degno d’amore. Quando l’uomo tenta di toglierle la voce, la protagonista si ribella. La voce, la capacità di dare testimonianza, diventa il simbolo del suo stesso esistere: la verità deve poter essere detta, la vittima deve essere ascoltata. Un monologo agghiacciante e preciso, con un linguaggio che incide come una lama chirurgica. Viaggio nel freddo inferno della vittima che diventa carnefice.

Scheda tecnica

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